La Ricerca

Questo progetto di ricerca nasce dal desiderio di coniugare gli interessi e gli approcci dell'antropologia culturale, con quelli dell'antropologia dello spazio e dell'abitare e infine con quelli dell'antropologia economica e del lavoro. Le protagoniste della ricerca saranno le "donne pescatrici", un soggetto sociale spesso negato o per lo meno dimenticato, come dimostra lo stesso effetto straniante provocato dall'utilizzo al femminile del sostantivo "pescatore".

Mar Mediterraneo

In effetti, siamo soliti pensare che la pesca sia un’attività prettamente ed esclusivamente maschile: troppo faticosa e usurante per il sesso femminile. Eppure, in tutto il Mediterraneo sono molte le donne, mogli di pescatori e non, che vivono di pesca, dalla raccolta di molluschi sulle spiagge alla pesca in mare aperto fino alle attività legate alla pesca ma che si svolgono a terra, come la pulizia e la manutenzione delle reti, la pulizia del pesce e la sua vendita nei mercati.

Negli ultimi anni, inoltre, le voci di queste donne hanno iniziato a sentirsi più distintamente: organizzate in comitati locali o nazionali, le donne pescatrici rivendicano non solo diritti e garanzie ma anche un riconoscimento sociale. Sono le donne, inoltre, ad aver avviato una riflessione sulla sostenibilità del proprio lavoro e sulla questione di tutela ambientale.

Il mio progetto prenderà in considerazione due regioni mediterranee, prima in Francia e, in un secondo momento, in Libano.

Etang de Thau

Fra giugno e luglio trascorrerò un primo mese nella regione francese dell’Occitania, e in particolare nella zona di Sète e dell’Etang de Thau. Oltre a realizzare interviste, cercherò il più possibile di osservare e accompagnare nel loro lavoro le donne pescatrici, con l’obiettivo di individuare e leggere i segni e i simboli impliciti che ci parlano del loro essere donne in un universo professionale ed economico, ma anche sociale e culturale, prettamente maschile.

È a questo livello che diventa interessante applicare alla ricerca le prospettive dell’antropologia dello spazio e dell’abitare, che ci consentiranno di riflettere sulla misura in cui e le forme di sociabilità che nascono sul posto di lavoro ma che lo oltrepassano plasmano lo spazio fisico della città o del villaggio. Sappiamo che in ogni contesto geografico, le comunità hanno sviluppato una particolare forma di “mente locale” (La Cecla, 2011) e precise modalità di abitare lo spazio e di dividerlo in sezioni finalizzate a determinati scopi e destinate a un certo segmento del corpo sociale.
È così, per esempio, che un paese marinaro può essere diviso in una parte costiera e “marinara” a tutti gli effetti e una parte più interna, nella quale si svolgono le altre attività, lavorative e non; parallelamente, a questa divisione funzionale può corrispondere una divisione di genere: pensando al contesto di Sète e de l’Etang, il porto è la zona per eccellenza degli uomini mentre la cabane è quella riservata alle donne.

Eppure, queste divisioni non sono poste una volta per tutte e stabili nel tempo, ma possono essere oggetto di discussione e possono essere ridefinite: può esserci un’attività carsica, che opera in maniera invisibile nel breve periodo o rivolgimenti drastici e immediati. Si tratta dunque di capire in che modo le donne pescatrici riescono a “invadere” e praticare gli spazi maschili e inoltre di comprendere quali siano concretamente questi spazi e dove essi si trovino rispetto alla planimetria della città e del villaggio considerato.

Il Saint Pierre di Marseilan portato in chiesa

Il Saint Pierre di Marseilan portato in chiesa

Grazie all’approccio più classico dell’antropologia culturale, infine, si prenderanno in considerazione non solo gli spazi fisici ma anche gli spazi culturali e simbolici, e lo si farà osservando il ruolo che le donne in generale, e le donne pescatrici in particolare, hanno in occasione di quei momenti “eccezionali” e al di fuori dell’ordinario e del quotidiano.

Penso in particolare alla Fête de la Saint-Pierre, vera e propria “fête des pêcheurs”, celebrata in molte località che si affacciano sul Mediterraneo e sull’Etang de Thau fra giugno e luglio.

Anche questi momenti sono sempre stati dominati dalla presenza maschile e gli uomini sono i veri protagonisti delle fasi principali dei rituali che compongono la festa.

La statua di Saint Pierre a Bouzigues

La statua di Saint Pierre a Bouzigues

Nonna e nipote alla Sainte-Pierre di Bouzigues

Nonne e nipote alla Saint-Pierre di Bouzigues

E le donne, invece, quali posizioni occupano, quali azioni compiono, in che modo possono intervenire e prendere parte all’organizzazione dell’evento e, soprattutto, in quale misura il loro ruolo e contributo è mostrato e valorizzato durante le celebrazioni?

Per quanto riguarda la ricerca in Libano, che si concentrerà a Tiro, questa ricalcherà la metodologia utilizzata in Francia, basandosi quindi su interviste e sull’osservazione partecipante e non partecipante, il più possibile condividendo con le lavoratrici gli spazi e i momenti di lavoro, sociabilità e svago. Parallelamente, si cercherà anche di rintracciare, qualora esistano, simili momenti religiosi e rituali.

Libano

Grazie ai multipli approcci finora descritti e in virtù dell’attenzione riposta a questi momenti “eccezionali” e alle pratiche quotidiane che prescindono dalle attività lavorative, o piuttosto le completano, ritengo infine, che questo progetto possa condurre anche a una conoscenza più profonda e sicuramente non convenzionale di alcune città e regioni del Mediterraneo.

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