Intervista a Claudia

Claudia Azaïs-Negri (03/07/2018, Quai droit, Etoile de Thau IV, Marseillan)

Gli inizi

Maria Luisa: Come le ho già accennato, l’idea è quella di fare una biografia. Vuole quindi raccontarmi un po’ come ha cominciato? Mi ha già detto che è figlia di pescatori…

Claudia: Sì, sono figlia di pescatori e di ostricoltori. I miei genitori facevano la pesca e l’ostricoltura.

ML: Facevano entrambe le cose qui a Marseillan?

C: Sì, dal 1972. Sono arrivati a Marseillan nel 1972. Io sono andata a scuola qui a Marseillan e passavo con loro tutte le mie vacanze e stavo con loro al mas e ho così imparato il mestiere. Io ho cominciato al Lycée de la Mer nel 1987, 1986-1987… non ricordo… nel 1987, sì. Ho fatto un anno al Lycée de la Mer e poi sono entrata nella vita attiva a sedici anni. Sono entrata nel mondo del lavoro, nella professione.

ML: Quindi dopo un anno si ha il diploma?

C: No, è che i miei genitori non mi hanno lasciato continuare, avevano bisogno di me.

ML: Ah, ho capito.

C: Ma più tardi sono tornata… negli anni Novanta… per altri diplomi. Sono tornata a scuola ma come corsi di abilitazione.

ML: Ah, ok.

C: Ho studiato due anni per diventare capitano. Poi nel 1997 sono tornata per passare l’esame da macchinista 750 kilowatt […]. E io ho fatto l’ostricoltura, poi il trasporto passeggeri e alla fine sono arrivata alla pesca. E ora sono… sono quindici anni che sono alla pesca [...]. E nel 1997 sono venuta qui, con la mia barca, perché il servizio passeggeri non mi piaceva, volevo far scoprire qualcosa ai miei clienti e non fare semplicemente una navetta.

ML: Ah quindi non era come l’attività che svolgete adesso?

C: No, no. Era una piccola barca a 19 posti.

ML: Ha iniziato con i suoi genitori?

C: No, no. La pesca l’ho fatta da sola. L’ostricoltura sì, ci sono entrata con i miei genitori e poi ho lavorato con i miei cugini. Poi ho fatto il trasporto passeggeri, subito, già nel 1991. E l’ho fatto dal 1991 al 1997 ad Agde. Facevo la traversata del fiume Hérault, un servizio navetta in effetti.

[...]

C: Allora dal 1997 al 2007 è andata così e poi hanno declassato la barca perchè non corrispondeva più alle norme europee.

E: L’Etoile de Thau?

C: Sì, l’Etoile de Thau I. È stata declassata nel 2017.

ML: Ah, nel 2017.

C: E quando è stata declassata, mi sono messa a fare la pesca. Solo la pesca, non facevo più ostriche, facevo solo la pesca. Quindi ho fatto la pesca, solo la pesca, per undici anni. E poi siamo tornati, credo nel 2014… nel 2014, Mathieu, è tornato con una piccola barca di 12 posti e ha fatto questo servizio per due anni da solo. E poi gli ho detto compriamo una barca più grande e ricomincio insieme a te.

ML: Con quella barca lì?

C: No, con l’Etoile de Thau II. Poi nel 2016 abbiamo comprato l’Etoile de Thau III. Abbiamo fatto 2016 e 2017, due estati e ora, nel 2018, abbiamo creato la Società “Etoile de Thau IV”.

ML: Con questa barca?

C: Sì, si chiama Diane perché non abbiamo ancora cambiato il nome. Non l’abbiamo cambiato e quindi abbiamo dato il nome alla società e la società… visto che siamo il papà, Ma. e Mé., e noi due, siamo associati. Ma. e Mé., i miei figli, sono dipendenti.

[...]

Imparare il mestiere

ML: Quindi ha cominciato con i suoi genitori. Mi può raccontare un episodio, un momento particolare di quando ha cominciato? Oppure anche un ricordo più recente. O, per esempio, mi ha detto che anche sua madre lavorava nel settore. Che differenze c’erano fra il suo lavoro e quello di suo padre? Lavorava al mas o sulle tavole?

C: Beh, c’è sempre la parte terra e la parte mare. Mia madre lavorava al mas, all’interno, mentre mio padre andava sull’acqua, a cercare i prodotti e io… io facevo tutte e due le cose [ride].

ML: Ah, lei faceva entrambe le cose? Quindi sua madre lavorava sempre a terra.

C: Sempre a terra. Sull’acqua ci andavo io [ride].

ML: Quindi è suo padre che le ha insegnato tutto? O anche sua madre?

C: No, perché… in realtà non è che mi hanno insegnato. Sono io che ho imparato guardandoli. È quando si guarda che si impara, in realtà.

ML: D’accordo. E quindi questo sia per la parte di lavoro a terra sia per quella in acqua?

C: Sì, ho sempre cercato di partecipare, di fare entrambe le cose e ho imparato da sola guardando loro, ecco.

ML: Ho capito. E quale parte del lavoro preferisce?

C: Lavorare sull’acqua.

ML: Sull’acqua. Quindi la pesca. Ma anche l’ostricoltura.

C: Le due cose. Ma preferisco la pesca.

ML: Da sempre?

C: Sì, perché nella pesca si sta sempre sull’acqua, o quasi. C’è una parte a terra, ma è diversa, è la vendita. E anche questa non è male. Non si sta mai sempre chiusi dentro al mas.

ML: Ah, quindi è questo che non le piace dell’ostricoltura, l’essere chiusi al mas.

C: Sì, mi piace lavorare all’aria aperta.

ML: E ha fatto la vendita anche con i suoi genitori?

C: Sì, con mio padre.

ML: Al mercato?

C: Sì.

ML: Non c’era già più la vendita diretta al porto? Era già vietata?

C: No, non c’era.

ML: Ma perché era vietata?

C: No, è che Marseillan Ville non è come Marseillan Plage, c’è meno gente. Quindi quando erano su Marseillan Plage i pescatori potevano vendere anche al porto, ma non in città. Qui è la clientela della città, i pescatori sanno che loro vanno al mercato, alle Halles, che vanno tutti là. C’erano degli altoparlanti che annunciavano “il pescato è arrivato alle Halles”.

ML: Ah, ho capito. E quindi tutti i clienti arrivavano alle Halles.

C: Sì, tutti insieme [ride]. Era una bella cosa. Ora non funziona più così.

ML: Ma il mercato è sempre là?

C: Sì, sì.

ML: E lei vende sempre in questo mercato?

C: Sì, sempre lì.

ML: Va bene. Anche sua madre era figlia di pescatori?

C: No, mia madre era figlia di spagnoli che si sono installati in Francia durante la guerra.

ML: Ah, ho capito. Quindi lei ha iniziato a lavorare nel settore quando si è sposata con suo padre?

C: Sì, dopo il matrimonio.

Ricordi del passato: una madre lavoratrice

ML: Va bene. Può raccontarmi un giorno o un momento particolare legato alla sua attività di cui si ricorda in modo particolare? Un momento del suo passato, quando ha cominciato o anche più recente?

C: Mah, non saprei… non c’è… è la quotidianità. Non so, ogni giorno c’è qualcosa di diverso ma non c’è… sì, il lavoro cambia a seconda del vento, a seconda della temperatura… lo viviamo in maniera diversa. Ma poi… non so. Sono nata in questo settore, quindi non mi rendo conto…

ML: Non ci sono stati momenti o giornate particolarmente difficili o giorni molto buoni?

C: Ah, difficili?

ML: No, non so. Solo per darle un’idea.

C: Sì, ci sono giornate difficili… non so. Ci sono giorni molto molto buoni. Una volta ho messo una boa o non so più cosa e ho calato la rete e all’altro lato avevo legato mio figlio che si divertiva così. Tiravo, calavo la rete e allo stesso tempo lo facevo ridere. Lavoravo e lo divertivo allo stesso tempo.

[Ridiamo]

[...]

C: E con lui, quando finivo le promenades, N. era nella culla, era ancora un neonato, e levavo gli ormeggi, uscivo dal porto e quando arrivavo al faro verde laggiù si era già addormentato. Allora facevo tutto il giro di un’ora, guidavo la barca, parlavo al microfono, ritornavo e quando arrivavo, fissavo la barca, spegnevo il motore e solo allora, dopo che spegnevo il motore [con le mani disegna due occhi che si spalancano all’improvviso] si risvegliava. Durante tutto il giro faceva il suo riposino.

[Ridiamo]

ML: Ed è stato difficile, quando i suoi figli erano piccoli, fare le due cose, la madre e lavorare allo stesso tempo?

C: Sì, è proprio questa la difficoltà del mestiere della pesca… è il fatto di avere una diversificazione professionale, visto che non si vive con una sola professione e quindi siamo costrette a fare più cose, quindi il commercio, la pesca, l’ostricoltura e la vendita diretta. Ciò comporta molte ore di lavoro ed è questa la cosa difficile, perché occuparsi dei bimbi piccoli con tutte queste ore di lavoro è… non facciamo… due o tre lavori, ne facciamo quattro o cinque [ride]. Poi c’è la spesa e… e tutto il resto. E con i bambini all’inizio ci sono i pannolini, poi bisogna insegnar loro a camminare, bisogna… come con tutti i bambini in effetti. Ed è dura. Poi… beh, da quando faccio la pesca, visto che ho avuto N. più o meno nello stesso periodo, N. ha quasi quattordici anni…. Beh, lui viene con me a pescare da quando era piccolo. È abituato a selezionare il pesce… quando era piccolo, visto che non ci vedeva bene, aveva gli occhiali e tutti i giorni, quando rientravamo al porto, non ci vedeva più… aveva le lenti completamente ricoperte di scaglie di pesce [ride]. Quando arrivavamo gli chiedevo “ci vedi?”, “sì, sì, sì”. Ma io gli prendevo gli occhiali, li pulivo e glieli ridavo…

[Ridiamo]

[...]

Il diploma

ML: E lei non ha ma voluto fare qualcosa di diverso?

C: No.

ML: Non le sarebbe piaciuto studiare altro? Non le piaceva studiare forse?

C: Sì, mi piaceva ma non riuscivo. Era difficile [ride]. Sono riuscita a ottenere il diploma perché era quello che volevo e che mi piaceva e ci ho lavorato molto per arrivarci. Ma la scuola… l’insegnamento generale, era difficile…

[…]

ML: Quindi a sedici anni ha iniziato a lavorare?

C: Sì, sono entrata nel mondo del lavoro.

ML: Con i suoi genitori?

C: Ma senza diploma.

ML: Quindi i diplomi sono arrivati dopo?

C: Perché poi io, ero anche un po’… un po’ ribelle e delusa dal fatto che a scuola avevo fallito e dal fatto che per di più non potevo rilevare l’attività dei miei genitori perché ero senza diploma e senza diploma non si può assumere l’attività, e poi i miei genitori hanno venduto e io ho continuato a lavorare con i miei cugini e quindi sono tornata a studiare per qualificarmi e poter lavorare per conto mio.

ML: Ah, d’accordo. E ora lei è prud’homme. Come ci è arrivata?

C: Questa è un’altra cosa.

ML: Sì, immagino.

C: No, la prud’homie in realtà, da pescatori non si può essere prud’homme. Mi sarebbe piaciuto all’inizio essere prud’homme e difendere l’ambiente, i pescatori e tutto quanto, ma bisogna essere pescatori da cinque anni, capitano, e una volta che si è pescatore professionale in qualità di capitano ci si può presentare come prud’homme.

ML: Ah, quindi cinque anni da capitano.

C: Cinque o tre anni? Cosa dico…. Sì, cinque anni. Quindi io, dopo i miei cinque anni, mi sono presentata e sono stata eletta per tre anni. Dopo i primi tre anni mi sono ripresentata e sono stata rieletta per tre anni, e fanno sei, e adesso mi sono appena ripresentata e sono appena stata rieletta per altri tre anni [ride].

ML: E come funziona? Ci sono più persone che si presentano?

C: Allora, è successo che a Marseillan c’era un prud’homme e questo prud’homme è andato in pensione, e secondo me è stato un peccato… allora, in realtà a Marseillan c’è un prud’homme, a Mèze c’è un prud’homme, a Bouzigues c’è un prud’homme e a Sète c’è un prud’homme e poi c’è un prud’homme maggiore che è il nostro superiore. Recupera i dati di ogni porto perché si possano mettere insieme e prendere le decisioni sui regolamenti e tutto quanto. E quindi a Marseillan il prud’homme in carica è andato in pensione e nessuno ha voluto prendersi l’impegno perché questo incarico comporta ore di lavoro, tempo, sorveglianza e io… io ho voluto [ride].

ML: E le piace? Il suo lavoro è cambiato molto?

C: Diciamo che abbiamo una visione diversa dei regolamenti, capiamo come funzionano le cose, siamo responsabili della gestione e… è bello, è una forma di investimento diversa. Siamo là non solo per sfruttare le risorse ma anche per proteggerle.

L'impegno politico e la prud'homie

C: Sì, la prud’homie ci permette di entrare nel cuore delle decisioni, ecco. Di essere i portavoce dei pescatori, ogni volta che c’è qualche problema, siamo là anche per prevenire i conflitti, l’inquinamento… siamo, come veniamo chiamati, le sentinelle di Thau. Siamo sul terreno e siamo i meglio posizionati per rendersi conto delle cose che succedono, non appena capita qualcosa, cose belle e brutte, e per reagire il prima possibile.

ML: E in quanto donna prud’homme, com’è il suo rapporto con gli altri pescatori? Non ha mai avuto problemi?

C: Sì, ma non ci comportiamo come se fossimo donne. Se ci comportassimo come delle donne… [con i gesti delle mani imita un pesce che ne mangia un altro: pesce grande mangia pesce piccolo] ci facciamo mangiare. Già i pescatori tra di loro, tra uomini, non si fanno regali e noi, in realtà… non va male, siamo rispettate. Altrimenti non sarei stata eletta. Questo è già…

[Parla con una coppia di anziani con il nipotino che hanno fatto la promenade il giorno prima e che hanno dimenticato sulla barca un cappellino]

ML: Quindi lei direbbe che è un ambiente un po’ machista?

C: Sì, molto. Non un po’. molto… sono uomini… in tutto il loro splendore [ridiamo]. Ma va beh, visto che io, io sono nel settore fin dalla nascita e ci sono cresciuta, rispetto a loro non c’è molta differenza. All’inizio, quando andavo alle riunioni, sentivo che dicevano “non può andare a cucinare, quella?”. Ma non è durato tanto. E poi non era a Marseillan, ma sugli altri porti… erano quelli che non mi conoscevano, ecco.

ML: Ah, perché qui ormai tutti la conoscevano? Quindi i rapporti più complicati erano con…

C: All’esterno.

ML: Ma quando era già prud’homme o prima?

C: No, no, prima. Prima. Non capivano. No, quando sono diventata prud’homme, allora c'è stato il rispetto. Ma prima di essere prud’homme, quando hanno visto arrivare una ragazza [imita i risolini dei suoi colleghi uomini] hanno iniziato a ridere, “cosa vuole fare questa qua!?” [ride].

ML: Perché era la sola donna in queste riunioni?

C: Sì, sì. No, ma non è grave, ci si impone, [apre le spalle e spinge in fuori i gomiti, a indicare che è robusta e forte] abbiamo le spalle larghe [ride].

Le regole del gioco

C: [...] No, ma poi andiamo d’accordo perché è come ho detto, non bisogna farsi calpestare e poi si impara… io, io lo sapevo già, ma si impara il vizio del pescatore, che si nasconde e che dice delle bugie per ottenere delle verità. Per esempio se c’è del pesce, cosa si è pescato, cosa non si è pescato. Quindi un pescatore [con le dita, si cuce le labbra] non dice niente, niente… né a un amico né a un altro pescatore. Perché la gente parla e poi, ecco, così. Io, mi è capitato di avere delle giornate buone in cui avevo pescato tanto e non ho detto niente a nessuno. Il giorno dopo vado a calare le mie reti in acqua e vedo che c’era già qualcuno al mio posto. Perché sapevano, mi avevano seguito…

ML: Sapevano che era un buon posto per pescare?

C: Sì, e non bisogna dire niente a nessuno perché è un mestiere che… ognuno pensa solo a sé. E non appena si è pescato bene e qualcuno se ne accorge… beh, il giorno dopo il posto… non l’avete più [ride]. Solo che io, mio padre mi ha insegnato che non bisogna… com’era… non bisogna correre dietro al pesce morto. Significa che là dove si è fatta una bella pesca, vuol dire che ormai il pesce non è più là. Quindi se qualcuno si diverte a rubarti il posto, peggio per lui, io vado più lontano, perché il pesce avanza e se là ho già pescato vuol dire che domani non ci sarà più pesce. Si impara anche questo. All’inizio quando imparavo il mestiere, dieci, undici anni fa, mio padre veniva con me. Avevo chiesto agli Affaires Maritimes un’autorizzazione speciale per imbarcarlo con me perché potesse dirmi qui si pesca in questo periodo o in quest’altro, qua si pesca così, qua si fa così, qua si pesca l’orata, qua si calano queste reti qua… per qualche tempo ho potuto approfittare della sua esperienza.

ML: Ah, allora…

C: Ma questo non quando ero piccola. Quando ero piccola non aveva tempo di parlarmi [ride].

ML: Quando era piccola ha imparato solo guardando. Quindi…

C: Solo quando è andato in pensione ha avuto il tempo di… di insegnarmi le cose… mi montava le reti, mi ha aiutato molto.

La settimana tipo e i servizi offerti

ML: D’accordo. E quindi ora mi ha detto che va a pesca la mattina, molto presto, e poi la sera va a calare le reti. E durante la giornata fa le promenades e…

C: Il mattino andiamo anche al mercato.

ML: Quando rientrate dalla pesca andate al mercato, giusto?

C: Sì, il martedì, il venerdì e il sabato. E poi i giorni in cui non c’è il mercato veniamo qui e facciamo i tour sull’Etang con degustazione.

ML: Ah. E questa è l’attività che fa in collaborazione con Annie [Castaldo]?

C: No, no, lo facciamo sulla barca e le ostriche sono quelle di Ma. Perché Ma. fa anche le ostriche.

ML: Ah, non avevo capito. Quindi ha delle tavole? Qui?

C: Sì, qui a Marseillan. Fa un po’ la pesca con suo padre. Suo padre è il signore che ha visto sulla barca.

[Parla con dei possibili clienti]

ML: Quindi, Ma. fa la pesca con il padre e fa anche l’ostricoltore.

C: Sì. Se no con Annie facciamo i gruppi. Vanno da Annie, perché noi non facciamo i gruppi, e quando ci sono dei gruppi Annie organizza la giornata. Quindi prendono la barca, li portiamo là, in un’enoteca famigliare, visitano l’enoteca, fanno una degustazione di vino e a mezzogiorno si va da Annie e là fanno un’altra degustazione, visitano il mas e si rientra. Ma questo è per i gruppi.

ML: Ah, enoteca, vino, il mas

C: E il pranzo.

ML: Bello.

C: E spesso propongo anche nel pomeriggio, verso sera, un’uscita a Agde alla criée, si chiama il Belvedere, la criée di Grau d’Agde. La criée è dove tutte le barche arrivano per vendere il pesce. E al piano superiore della criée, da due anni, fanno una cosa bellissima, c’è una sala per accogliere il pubblico e fanno una visita della criée. E quindi io propongo una giornata terra e mare, perché fanno l’Etang, l’enoteca e poi vanno a mangiare da Annie e dopo mangiato vanno alla criée per vedere l’arrivo delle barche e del pesce. E facciamo delle tariffe per tutta la giornata, speciali, per i gruppi. È interessante e non troppo caro… un prezzo giusto, ecco.

ML: Beh sì, è molto completo.

C: Ecco, sì. È completo.

Due donne a bordo

ML: E invece quando ha iniziato a lavorare con Marlène?

C: Sette anni fa. È successo che lei non aveva più un lavoro e che io mi sono separata dal padre di N. e quindi avevo bisogno di qualcuno che mi desse una mano sulla barca e dovevo assumere qualcuno e Marlène è venuta da me, ha fatto due anni come apprendista e poi le ho fatto un contratto a tempo indeterminato.

ML: E le piace lavorare con lei?

C: Sì, sì.

ML: Due donne senza nessun uomo ad aiutarle. È dura?

C: No, non è questione di essere due donne, è che Marlène, in effetti la conosco da quando ho quattordici anni… quattordici anni quindi sono… sono più di trent’anni [ride e finge di disperarsi a pensare a quanto tempo è passato]… sono trentadue anni. E siamo state sempre molto legate e ci capiamo subito. È importante questo perché passiamo tantissime ore insieme al lavoro. Facciamo la pesca, la vendita e ah, non l’ho detto, andiamo anche alla criée di Grau d’Agde, tre volte alla settimana. Perché al mercato alle Halles vendiamo il nostro pesce ma anche il pesce del Mediterraneo. Quindi andiamo a comprare il pesce del Mediterraneo per avere un banco più grande.

ML: Ah, ho capito. Andate per…

C: Per il mesce di mare, altrimenti avrei solo pesce dello stagno. E due sere alla settimana facciamo la consegna dei “Paniers [cestini] de Thau”, il martedì e il giovedì sera.

ML: Quindi anche questa sera?

C: Allora, questa sera, visto che questa mattina non siamo andate a pescare, li ho avvisati, avevo solo due consegne, li ho avvisati che oggi non era possibile.

Un sogno...

ML: Come mai non siete uscite oggi?

C: Perché ci siamo prese qualche giorno, ci siamo fermate perché ho un problema alla schiena. Se tutto va bene questa sera ricominciamo. È che quando si ha male si ha male. E io, sono trent’anni, eh. Quindi… mi hanno già operata alla spalla e vorrebbero operarmi anche questa volta ma io non voglio [ride]- Quindi… è inevitabile…

ML: E perché non vuole? Non è peggio?

C: No, perché la prima operazione non è riuscita. Perché sono stata operata ma ho continuato a lavorare e quindi il muscolo si è strappato ancora. E alla fine ho sofferto per dei mesi per poi ritornare al punto di partenza. Quindi non ho voglia di ricominciare. In effetti, quando si viene operati, bisognerebbe davvero smettere di lavorare per molto tempo e noi non possiamo permettercelo… non si hanno più entrate, non abbiamo più soldi, non possiamo fare la spesa, pagare le bollette. Non possiamo permettercelo. E poi sarei costretta a licenziare Marlène e… troppo complicato. Quindi fino a che c’è la salute facciamo così, ci si aiuta a vicenda al meglio. Io resto al motore, per evitare i movimenti pericolosi, e poi… la schiena… non riuscivo davvero più a muoverla quindi ci siamo prese veramente qualche giorno. Stop. Abbiamo fatto mercato ma la pesca… e se tutto va bene questa sera ricominciamo. Se tutto va bene… vedremo [ride]. Vediamo anche la temperatura questa sera [ride]. Sì, ma io ne avrei voglia. Mi manca [ride]. Preferisco smettere di vendere al mercato piuttosto che… e quindi abbiamo anche detto che il banco al mercato lo vendiamo, ma intanto qua ci fermiamo un attimo. E non abbiamo ancora trovato degli acquirenti e finché non vendiamo non possiamo fermarci. Ci sono i clienti, la gente è abituata… Io, quello che vorrei fare, è pescare il mattino e la sera, rientrare, farmi la doccia e restare qui tutto il resto della giornata, far scoprire il mestiere alla gente e poi ripartire. Ecco. Non correre più, al mercato, alla criée…

ML: Eh sì, non avete tempo libero così.

C: No, non abbiamo tempo libero. Solo quando ci mettiamo a letto e dormiamo. E a volte non dormiamo neanche bene perché abbiamo dei dolori, non recuperiamo. Ma va beh, si va avanti. Penso che quando avremo venduto il banco al mercato potremo fare i turni… siamo numerosi ed è una cosa positiva. Quindi…

ML: Ed è difficile trovare qualcuno che lo acquisti?

C: Sì perché non vogliamo darlo in affitto, vogliamo venderlo. E quindi ci vuole qualcuno che ci voglia investire. Anche se non è troppo caro, è comunque un investimento.

ML: D’accordo. È piuttosto grande?

C: Ehm… no, non troppo. Siamo in un villaggio, quindi la gente è abituata a noi. Ho proposto anche di restare un po’ di tempo… se serve, qualche tempo. La donna che è venuta [una signora che Claudia ha salutato durante l’intervista], forse lei è davvero interessata… forse. Sarebbe un sogno. Tutti i giorni sull’acqua, poi qui, poi sull’acqua, poi qui… fare da un porto all’altro, da una barca all’altra [ride].

ML: Eh sì, perché il porto di pesca è l’altro, il porto di Tabarka, giusto?

C: Sì, Tabarka. Sarebbe belle, ollalà [ride].

ML: Spero per voi che presto…

C: Ah, stanno tornando.

[Torna l’Etoile de Thau dal tour pomeridiamo e Claudia deve aiutare Ma., al comando della barca, con la manovra]

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