Intervista a Annie

Annie Castaldo (25/06/18, Mas Ultra Marine, Marseillan)

Gli inizi

Maria Luisa: Dunque, mi ha già accennato che sono stati i suoi nonni ad avviare l’attività, qui al mas. Può raccontarmi qualcosa al riguardo?

Annie: In effetti, da parte di mio padre, discendiamo da una famiglia di italiani che lavoravano nella pesca. Anche lei è italiana, vero?

ML: Sì, ma di Milano. Niente mare [ridiamo]

A: No, no, Loro venivano da una zona a sud di Napoli. Da parte di mia madre, invece, erano gente di qui, legati alla terra e ai vigneti. Quindi un po’ tutti, tutti i fratelli, tutta la famiglia, lavoravano sulla barca, sulla scialuppa. Poi mio nonno se n’è andato, in seguito a un incidente che gli ha compromesso la schiena, la colonna vertebrale, per cui non poteva più lavorare nella pesca. Mio padre era adolescente all’epoca, avrà avuto sedici anni, e si è detto beh, in quel mare là, il mare interno, potremmo avere sempre un contatto con l’acqua. E così è partito, ha lasciato la famiglia ed è venuto qui dove, negli anni Cinquanta, hanno iniziato a svilupparsi i parchi di ostriche, cioè le tavole che vede laggiù. Quindi sull’Etang de Thau l’ostricoltura si è sviluppata negli anni Venti e si è diffusa fino a Marseillan, dov’è arrivata negli anni Cinquanta. Allora loro hanno impiantato le loro tavole e mio padre, che aveva imparato la pesca in mare, ha dovuto imparare la pesca in laguna, perché sono veramente due mestieri molto diversi. Ecco, allora ha imparato da alcuni vecchi pescatori di laguna o poi hanno impiantato la loro prima tavola, eccetera. Erano mio nonno, mia nonna e il loro figlio. Hanno iniziato così e poi hanno aperto un piccolo punto vendita, un piccolo chiosco ad Agde, dove vendevano i molluschi che pescavano, le vongole e… non vendevano pesce, ma solo molluschi. Il pesce lo pescavano piuttosto per loro stessi, per il consumo personale. Vendevano invece vongole, ostriche, cozze, cose così, i molluschi della laguna, ed era mia nonna che lo vendeva. All’inizio, poi con le tavole per l’ostricoltura e la mitilicoltura, l’allevamento di ostriche e l’allevamento di cozze, hanno iniziato a vendere all’ingrosso, vendevano ad altri, e vendevano al loro chiosco. Ecco, i primi anni sono andati così, i primi dieci anni. Poi è arrivata mia mamma, negli anni… nel 1955, è arrivata quando si è sposata con mio padre. Ecco, quindi… anche lei ha amato questo lavoro ma… le donne non erano dichiarate, solo gli uomini erano dichiarati. E le donne lavoravano molto, per esempio mia nonna, che si occupava del chiosco e di tutto il resto. E mia mamma, che lavorava qui, non faceva la vendita, mia madre, quella la faceva solo mia nonna perché era meno faticosa, mentre mia mamma lavorava qui, sull’acqua, ecco, ma senza dichiarazione, fino alla fine della loro carriera, tutte e due. Ecco, quindi poi ci sono stati diversi… c’è stata un’evoluzione dell’azienda. Prima la vendita all’ingrosso, poi il chiosco d’estate, e quando i miei nonni hanno smesso di lavorare l’hanno venduto ai fratelli, perché i miei genitori non volevano, mia madre non voleva andare a vendere al chiosco tutti i giorni e quindi hanno preferito i mercati, dove vendevano nei finesettimana. Mercati settimanali nel finesettimana, ecco. Quindi hanno iniziato negli anni Settata e andiamo ancora a vendere al mercato, dove loro vendevano le loro ostriche e le loro cozze.

ML: Dove sono questi mercati? Giravate più città?

A: Mercati dove andiamo anche oggi. Una volta a settimana.

ML: Anche qui?

A: No, andiamo più lontano, nell’Hérault e vicino a Tolosa. Ed ecco qua, allora, vendevano le ostriche all’ingrosso e dopo i miei genitori hanno aperto una degustazione di frutti di mare a Cap d’Agde. Vede, l’evoluzione della vita, bisogna andare un po’ là dove c’è la possibilità di guadagnare un po’ di soldi. Quindi hanno aperto questa degustazione e quindi in estate c’era la degustazione a Cap d’Agde e d’inverno il mercato. Ecco, non hanno più fatto la vendita all’ingrosso, non hanno più tenuto il chiosco ma facevano queste cose qua. Un po’ di pesca, mio padre ha sempre pescato, ecco. E poi gli anni Ottanta e io sono sempre stata con loro, li ho sempre aiutati. Ero la figlia e quindi fin da piccola sono stata qui, quindi… ero sola, figlia unica, quindi sono sempre stata con i miei genitori. Poi ho smesso per due anni per fare una scuola alberghiera in modo da… non ho fatto la scuola marittima, all’epoca…

ML: E dove ha fatto questa scuola alberghiera?

A: A Montpellier. All’epoca non era necessario studiare alla scuola marittima. Poi più tardi sono tornata con mio marito e abbiamo lavorato qui per… lui ha fatto tutta la sua carriera qui, poi ha smesso, a gennaio dell’anno scorso. E anche se siamo separati abbiamo sempre… andavamo d’accordo. Lui ha finito la sua carriera a gennaio 2017. Facevamo i mercati, solo lui gli ultimi due anni in realtà, perché io ho cambiato mestiere e facevo l’accoglienza, le visite educative con i bambini, i gruppi, eccetera. Ho cominciato nel 2000 e ho smesso di fare la vendita nel 2010. Il mio mercato. E poi l’ho ripreso da poco, nel 2017, ma ora se ne occupano due dipendenti che abbiamo assunto, che stanno rilevando l’azienda a poco a poco e che hanno ripreso il mercato già da un anno, ecco. Perché mio marito aveva lasciato il mercato, era andato in pensione mio marito, il mio ex-marito, e quindi sono loro che l’hanno ripreso. Fanno un weekend ogni due, a turno. Sono due dipendenti. Là ce n’è uno [indica un giovane ragazzo di origine marocchina che lavora sul molo, sistemando delle assi] e siccome l’altro è andato al mercato questo finesettimana oggi è di riposo. Sono delle regole che bisogna… ecco. Quindi io qui ho assunto l’attività ufficialmente nel 1986. Il mio ex-marito, anche lui era… in effetti, lui aveva la sua azienda e io la mia e anche se lavoravamo insieme e mischiavamo un po’ le cose eravamo tutti e due dichiarati e ognuno aveva le sue tavole. Ecco, io non sono mai stata sotto i contributi di mio marito, io pagavo i miei di contributi, anche oggi. E siamo andati avanti, ci siamo formati, io mi sono formata, ho imparato delle cose e sono arrivata a fare queste visite educative.

Autoformazione e "visite pedagogiche"

ML: E come è avvenuta questa formazione?

A: Attraverso il CIVAM. È un’associazione di educazione popolare che forma gli agricoltori… che forma gli agricoltori e spesso gli operai agricoli, non solo gli imprenditori, i braccianti… su qualsiasi soggetto, molte cose diverse, che non restano confinate esclusivamente all’agricoltura. Per esempio… mah, molte cose, ecco. E quindi c’è anche l’accoglienza, si chiama RACINE, che… se cerca in internet lo trova di sicuro, dove siamo formati all’accoglienza, alle visite pedagogiche, ecco. Può essere un dipendente ad essere formato così come un imprenditore, non ha importanza.

ML: Quindi ha seguito un corso?

A: Sì. Sì, circa un anno con qualche corso di formazione e poi realizziamo il nostro progetto pedagogico.

ML: Ho capito. E il vostro progetto è qui al mas. E come funziona? Vengono delle classi? Ragazzi e bambini o anche adulti?

A: Ah, sì sì, molti bambini. Con gli adulti è più facile, non c’è… certo, quando seguiamo il corso di formazione alle visite pedagogiche veniamo formati su tutto, ma gli adulti, i gruppi di persone più anziate, non riescono a stare qui due ore, è un po’ troppo per loro, per i gruppi. Con i bambini è un’altra cosa, è diverso. D’estate faccio visite per le famiglie, sanno che durano due ore, famiglie con bambini. Facciamo molte cose in realtà, dipende un po’ dal periodo, dalla stagione. In primavera, marzo aprile maggio e giugno, sono soprattutto i gruppi, le classi, soprattutto classi della scuola marittima, che vengono durante l’anno scolastico durante la settimana. D’estate vengono piuttosto le famiglie. E durante tutto l’anno propongo visite e degustazione e visite e pranzo, ecco. Propongo un pranzo, non qui però, ma in una sala al piano superiore del mas laggiù. Ecco, quindi la visita pedagogica… dipende innanzitutto dall’età, ma in generale facciamo sempre una lettura del paesaggio e poi… facciamo educazione ambientale, perché in effetti sul territorio abbiamo un CPIE, cioè un Centro Permanente d’Iniziative sull’Ambiente [Centre Permanent d’Initiative à l’Environnement]. E infatti sono loro che gestiscono il planning, che ricevono le classi, le scuole, che gestiscono il planning online con tutti i volontari di cui anche io faccio parte. Siamo quattordici strutture. E quindi con il CPIE è necessario automaticamente proporre un progetto di educazione ambientale. Allora l’ho inserito nel mio progetto e perciò andiamo nel cuore della laguna, raccogliamo tutto quello che troviamo, che dovremmo trovare e che non dovremmo trovare. Raccogliamo i rifiuti, parliamo dei rifiuti, parliamo della… ho diversi supporti pedagogici anche, non pochi, poi parliamo del bacino idrografico. Parliamo un po’ di tutto. E poi in particolare vanno a pescare, ci sono animatori che parlano della laguna e vanno sulla laguna… le classi marittime vanno sulla barca, prendono la barca di Claudia [Azaïs-Negri], oppure fanno della vela. Poi fanno il petit métier, cioè… incolliamo le ostriche su delle corde come questa, le incollano e poi le preparano alla vendita. Poi tiro fuori delle ostriche particolari e gliele faccio pulire e poi terminiamo con una degustazione, ecco qua.

ML: Eh sì, è veramente un programma completo.

A: Sì, è completo. Ci sono i molluschi… dei dépliant, abbiamo una mappa, ci situiamo sulla mappa, ci spostiamo di frequente, cambiamo… cambiamo spesso il ritmo. Parliamo dello stagno, dei pesci, degli uccelli migratori. Parliamo… e poi c’è una valutazione sulla carta, ci situiamo all’interno del mas. Poi in realtà alcune volte non riesco nemmeno a usare tutti i miei supporti pedagogici perché soprattutto il pomeriggio le classi hanno le ore ridotte e non riesco a fare le due ore piene ma faccio un’ora e quarantacinque e non le due ore piene che dovrei fare. Ecco, è stata questa quindi la mia diversificazione e…

ML: Ed è soddisfatta di questo?

A: Ah, sì sì. Bisogna amare i bambini, bisogna amare parlare, trasmettere. E poi non mi occupo del… come posso dire… sono gli informatici che si occupano della gestione delle classi. È anche vero che a volte è pesante. Domani ho dei bambini dell’istituto terapeutico… bisogna cambiare spesso il ritmo, senza sosta, senza sosta. Visto che io non ho animali da far toccare o mungere… eh, questo mi limita un po’. E poi… ho anche delle classi d’asilo. Ma va bene così. Ecco qua.

Preoccupazioni

ML: È quindi contenta di questa evoluzione che ha avuto l’azienda?

A: Sì, sì. Fra tre anni mi fermo, con la pensione mi fermo. Mi rimangono ancora il 2019, il 2020 e il 2021, perché nel 2021 vado in pensione. Quindi tre anni e poi mi fermo. Mi fermo perché è troppo. Devo godermela un po’. Qua stiamo bene, ma ci sono sempre cose da fare…

ML: Eh sì, non avete del tempo libero?

A: Sì, abbiamo del tempo libero ma abbiamo sempre la testa nell’azienda. Quindi io vorrei… se c’è bisogno di dare una mano lo faccio volentieri, ma vorrei un po’ dimenticare… sì, ecco, dimenticare, non avere sempre queste preoccupazioni, ecco… essere più tranquilla. Io ho sempre visto i miei genitori preoccupati e di conseguenza io mi preoccupavo per loro, perché li vedevo così e poi sono io che ho assunto l’azienda. Ho cinquantotto anni, sono almeno quarantotto anni che sono qui sul chi vive relativamente alla laguna. Perché ho iniziato con i miei genitori quando avevo dieci anni… è da cinquant’anni che sono all’interno di questo sistema.

ML: E queste preoccupazioni sono cambiate nel corso del tempo?

A: No, riguardano sempre l’ambiente, la temperatura, le tempeste. Non è altro che l’ambiente naturale, in effetti. Perché se c’è una tempesta si ha paura di perdere tutto, se c’è troppo caldo, se l’acqua è troppo calda, perdiamo tutti i prodotti. Se fa troppo freddo non è così grave, si resta a casa, ma se si perdono i prodotti, beh, è finita.

[...]

La battaglia per lo statuto di "coniuge collaboratore"

[...]

A: Nel 2002 abbiamo fondato un’organizzazione di donne della laguna per far leva sullo statuto di coniuge collaboratore, proprio perché tutte le donne potessero essere dichiarate, perché prima di quella data non avevano uno statuto, come mia mamma.

ML: Ah, fino al 2002?

A: No, fino al 2006. Abbiamo lavorato per quattro anni, con le donne del settore marittimo francese e poi con le donne del settore dell’artigianato, dell’agricoltura e… con tutte le donne, ecco, affinché tutte avessero uno statuto. E nel 2006 lo Stato ha… come si dice… ha legiferato e si è arrivati alla legge per cui nessuna donna che lavori con il marito… tutte le donne devono avere uno statuto, tutte le donne che lavorano con il marito, che siano mogli di panettieri, di macellai, di agricoltori.

ML: E quindi fino 2006 nessuno…

A: Non era obbligatorio.

ML: Ah quindi prima c’erano donne che avevano uno statuto perché individualmente…

A: Beh, c’erano alcune società… ma era molto caro per le aziende. Ora costa meno. Ora ci sono donne, e ci sono anche uomini che hanno questo statuto. Ora avviene anche il contrario, che la moglie è ostricoltrice e il marito coniuge collaboratore. Spesso capita che la gente abbia due lavori, quindi che l’uomo abbia anche un secondo lavoro all’esterno, un altro lavoro per aiutare la moglie. Capita che la moglie gestisca l’azienda e che l’uomo lavori all’esterno e che abbia anche lo statuto di coniuge collaboratore per lavorare con la moglie. Ma c’è sempre una dichiarazione… è vietato ora. Su questo abbiamo lavorato davvero molto, moltissimo e ora… noi abbiamo lasciato, siamo anziane e non c’era nessuna giovane che ha preso l’iniziativa ma ora ci sono alcune ragazze di Mèze e di Marseillan che vogliono riaprire l’associazione di donne. Quindi è una cosa che continua ed è bello.

ML: E dov’è la sede dell’associazione?

A: Ora è ferma, dal 2009. Perché una volta che abbiamo ottenuto lo statuto è stato come se fossimo arrivate alla fine di qualcosa. Ma ci sono altre cose da fare ma le donne dell’associazione avevano un po’ perso la speranza, non avevano più tempo, erano nonne e dovevano occuparsi dei nipoti. Volevano occuparsi dei loro nipoti oppure, dopo una vita a lavorare e a occuparsi di loro, volevano prendersi più tempo per sé stesse. Quindi molte donne hanno lasciato l’attività ed eravamo tutte stanche perché era stato veramente una grande battaglia… quattro anni intensi, davvero. Abbiamo resistito un pochino ancora, altri tre anni, e poi ci siamo definitivamente fermate. Non è completamente chiusa, ma non c’è più niente, nessuna attività. Quindi queste giovani vogliono riaprire l’associazione, dunque dal 2009, circa dieci anni dopo.

ML: Hanno in mente qualcosa in particolare?

A: Beh, vorrebbero promuovere questo mestiere da uomini fatto da donne, a quanto mi hanno detto, e poi vedranno in seguito, quando saranno al lavoro, quando saranno nell’associazione, vedranno un po’ cosa vogliono fare di preciso. Ma comunque vogliono promuovere questo mestiere, che è molto dignitoso. E ci sono anche altre cose da fare, ci sono altre cose… come aderire alla Federazione nazionale e, perché no, alla Federazione europea e… è arricchente, molto arricchente incontrare delle donne, su iniziativa delle donne, conoscere altre professioni, altri luoghi di pesca. Ci sono delle lagune in Olanda e davvero hanno il nostro stesso tipo di pesca, solo che è in Olanda. Hanno praticamente le nostre stesse reti. Quindi è davvero…

ML: Sì, è molto interessante.

A: Interessante. Abbiamo incontrato delle giapponesi, siamo andate in Giappone, ecco. È arricchente, veramente molto arricchente, ecco. C’è un arricchimento personale, un arricchimento del proprio vissuto, ecco. Non è mai… non ci si riunisce mai per niente. Quando ci riuniamo… a volte gli uomini pensano che sia per fare un po’ di uncinetto o per lavare i panni ma non è affatto così. Parliamo del mestiere e facciamo avanzare un po’ la mentalità. Quando siamo in riunione e parliamo di altri temi… temi che non hanno a che fare con il mestiere… apportiamo il nostro sapere, le nostre competenze, il nostro savoir-faire, apportiamo sempre qualcosa, ecco. Siamo state in Europa, a Bruxelles. È fantastico poter entrare alla Commissione Europea, vedere alcune donne… io no, ma altre donne hanno parlato. È… è indimenticabile. Indimenticabile, tutto quello che ho vissuto. Il Giappone, Santiago di Compostela, l’Italia, ad Ancora, siamo andate ad Ancora e… ecco. È molto molto arricchente e ci si rende conto che le donne sono tutte… hanno tutte gli stessi problemi, che sia al nord o al sud… le donne greche che abbiamo conosciuto, anche se non siamo andate in Grecia. E abbiamo tutte gli stessi problemi, tutte, senza eccezione. Anche peggio, perché noi siamo il solo Paese europeo ad avere lo statuto, mentre tutte le altre donne, persino in Olanda, nessun’altro ha mai parlato di uno statuto per le donne che non pagano i contributi, che non sono dipendenti o imprenditrici, non c’è infatti nessuno statuto di coniuge collaboratore. Siamo il solo Paese sui 25. Siamo 25 o 28?

ML: 28.

A: 28. Allora siamo il solo Paese su 28. È qualcosa di enorme, eh? E avevamo fondato questa associazione europea proprio perché tutte le altre donne potessero basarsi sul nostro statuto, scriverne uno e legiferare. Prenderlo e tradurlo. Ma nessuno ha voluto, nessuno governo al di fuori di quello francese. Ma noi abbiamo fatto un grande grande grande sforzo, immane. Siamo andate a Parigi, ai ministeri… veramente, li abbiamo sfiniti. Li abbiamo sfiniti, i ministri francesi…

Un ambiente machiste

ML: E ora direbbe comunque… qualcuno mi ha detto che è sempre un ambiente molto machista. È così?

A: Ah sì, sì.

ML: Perché dice così? Qual è, per esempio, la sua esperienza?

A: È la mentalità mediterranea, non siamo ancora usciti da… da questo modo di fare degli uomini che, anche se adesso gli uomini si occupano della casa e dei bambini e se ci sono state delle evoluzioni, gli uomini fra di loro ridiventano automaticamente machos perché non vogliono passare per effemminati o non so cosa. È ancora qualcosa di radicato e questo aspetto machista è molto radicato nel settore marino e marittimo.

ML: Quindi qual è il suo rapporto con i suoi colleghi uomini?

A: Io… non ho problemi particolari. Non ho mai… loro sanno che mi piace parlare con franchezza. Sono stata anche responsabile di settore, è duro, ma ho sempre detto quello che avevo voglia di dire. Poi mi sono ritirata perché dopo un po’, quando si invecchia, si è stanche e non si può fare tutto, ma… è una battaglia, Quando si è in riunione da sole con una stanza piena di uomini, si è costrette ad alzare i toni, non si può fare altrimenti. Si fa il proprio dovere, ma è necessario essere in più donne affinché le nostre parole siano ascoltate. Se non ci sono che uomini, ci sentono ma non ci ascoltano davvero. Quindi quando siamo sole, noi donne, è molto complicato. È molto meglio essere numerose quando siamo alle riunioni, e collocarci in triangolazione, in posti distanti l’una dall’altra e mai fianco a fianco. Ci sono delle strategie per farci sentire e ascoltare. Ma in fondo… non sono cattivi, abbiamo il nostro ruolo. Ma il fatto di avere lo statuto, ora nessuna donna può essere esclusa da una riunione. Con lo statuto di coniuge collaboratore la donna può partecipare alle riunioni con il marito e se il marito non c’è può votare al suo posto. Quindi ha il diritto di voto se non c’è il marito, secondo lo statuto. Quindi è importante, il riconoscimento, è importante.

ML: E invece i rapporti con le altre donne? Sono solo colleghe e vicine di mas o sono anche amiche?

A: Sì sì, certo, ci sono anche alcune che sono amiche. Un po’ meno le giovani ma va beh… hanno la loro vita e quando si hanno vent’anni di differenza non è possibile… ma sì, ho delle amiche, sì. Certo, tutto questo crea legami di amicizia. Ma è… sì, avevo… alla fine ognuno ha il suo lavoro e… è nelle riunioni che ci si ritrova. Ma poi… ogni donna può venire per qualsiasi problema, ci possiamo ritrovare, possiamo… se c’è qualche preoccupazione, preoccupazioni fra di noi. Ma nemmeno con gli uomini abbiamo particolari problemi, quando vogliamo dire qualcosa lo diciamo, quando… non c’è… non bisogna mordersi la lingua, bisogna sostenere, sostenere la discussione, ecco tutto.

Ricordi del passato

ML: Bene. E, tornando un po’ al suo passato, può raccontarmi un’esperienza, per esempio quando ha iniziato con i suoi genitori, se c’è qualche momento particolare che le è rimasto impresso?

A: Beh, all’inizio la struttura era in legno ed era… poi c’è stato un cambiamento a livello delle norme sanitarie e questo ha rappresentato un vero scombussolamento. All’epoca ero io a gestire l’azienda ma i miei genitori erano comunque presenti. È stato necessario radere al suolo la struttura degli anni Cinquanta per fare il mas come lo vede ora e che è stato completato nel 1992. È stato davvero un grande lavoro perché nel frattempo non abbiamo interrotto la vendita al mercato, quindi… è stato… ci siamo ritrovati a lavorare all’aperto, letteralmente. Non avevamo più niente. L’abbiamo ricostruito, sala dopo sala e… non avevamo più l’acqua corrente, non avevamo il bagno. Era… qui, quando vivevamo qui, vivevamo all’antica. Portavamo le stoviglie ad Agde, le portavamo tutti i giorni a casa, non potevamo lasciarle qui. Era una vita… l’esperienza di non avere niente, non avere le comodità. Sinceramente… sinceramente è stata una bella esperienza e siamo stati contenti dopo di avere di nuovo un lavandino, un lavabo, il bagno, delle vere sale… lo spogliatoio, che stiamo sistemando ora, perché passerà ai dipendenti. Ma… abbiamo ristrutturato, nel corso degli anni… ecco, le tende erano cadute, le togliamo e mettiamo delle barre di ferro. Ci abbiamo lavorato molto. Poi ci sono state le norme europee e veterinarie sul bacino idrico, sulla purificazione. È stato necessario metterci a norme, formarci al riguardo e imparare… quando si è una famiglia che è partita da zero è veramente un’evoluzione. Sono settant’anni che esiste l’azienda e sono stati settant’anni di evoluzione continua. Non ci siamo mai fermati. Mai. Ognuno di noi… ognuno di noi ha apportato la sua pietra all’edificio ed è bello questo. È una cosa che ci ha nutrito, ci ha apportato molto, ci… ci ha fatto crescere, ci ha fatto evolvere. È… non rimpiango niente e non farei nient’altro. Ho un livello di vita che non avrei mai altrove. Certi mi dicono che patiamo spesso il freddo e sì, durante l’inverno ci sono giorni veramente freddi ma quando fa freddo rientriamo in casa, non siamo obbligati a lavorare. A parte il mese di dicembre… non è… non è una catastrofe. Ma a dicembre bisogna aspettare il 21 per entrare in inverno… non fa mai molto molto freddo. A dicembre fa freddo, fino a gennaio, febbraio e marzo. Ma con Natale si finisce, se dobbiamo fermarci ci si ferma, non è mica grave. Quindi abbiamo una bella… una bella vita. I miei genitori… mio padre è morto nel 2012 ed era sempre qui. Mia madre viene ancora, ha 83 anni, arriverà fra poco. Si alza più tardi, visto che non ha molto da fare, resta a letto… beh, si alza verso le 9.00, poi viene a mangiare qua. Cosa puoi volere di più, sinceramente? Io ho la mia casa, in un condominio. Ci sono delle piante, quindi è verde ma… quando hai questo…

ML: Eh sì, non è la stessa cosa.

A: Non è la stessa cosa. Veniamo qui, mangiamo e poi torniamo a casa. È tutta la nostra vita. Ma non è una vita di lavoro. Non si viene qui come se si andasse al lavoro. Se ci sono delle cose da fare, le si fa. È come essere a casa: c’è da pulire, lavare, riordinare… qui è la stessa cosa. A volte faccio più mestieri qui che a casa. È per questo che dico che si tratta davvero di vivere… vivere una vita sulle rive del lago, una vita di lavoro sulle rive della laguna. Mio padre aveva la sua barca, pescava laggiù [mi indica il molo]. Bisogna ripararlo perché c’è stata una tempesta che ha colpito quella pietra che si è crepata e quindi bisogna rifarlo. Ma… abbiamo questa vita. Io amo pescare, amo la canoa e il kayak. Vede, non è…

ML: Quindi quando lei ha detto che se avesse avuto dei fratelli non sarebbe stata qua…

A: Non ne ho. Penso però che l’azienda sarebbe andata ai ragazzi.

ML: Ma lei sarebbe comunque qui?

A: Non lo so, non glielo posso dire. Non saprei.

ML: Beh, sì. È difficile riuscire a immaginare…

A: Sì, non si può.

ML: E per esempio, quando è partita quei due anni per frequentare la scuola alberghiera aveva qualcosa di particolare in mente?

A: No, no. Era solo per partire. Mi sono detta che la scuola alberghiera mi sarebbe sempre stata utile… volevo studiare turismo, volevo essere in contatto con la gente e questo mi è stato estremamente utile per i pasti che propongo, per accogliere i visitatori, per servirli personalmente… poi andavo a lavorare ma va beh, facevo Natale con i miei, aiutavo al ristorante, facevo la stagione con loro. Non li ho mai lasciati completamente, eh. Seguivo i corsi durante l’inverno, festeggiavo Natale con loro, poi d’estate c’era la degustazione a Cap d’Agde, e facevo delle promozioni stagionali con loro. Non ero mai lontana, troppo lontana. Poi a Montpellier c’era il collegio quindi durante la settimana stavo là e rientravo nel finesettimana e se c’era da lavorare lavoravo, eh. È capitato tantissime volte che mi hanno portato con loro, che mi sono ritrovata con loro ai mercati. Ero obbligata a lavorare perché venivo da una famiglia di lavoratori. Ma mio figlio… ho un figlio, abbiamo un figlio, non vuole fare questo lavoro. Lui è a Parigi. C’è troppo lavoro, troppo lavoro. Diciamo che… siamo qua tutto il tempo e non è proprio il suo campo, non so perché […]È un grande lavoratore, eh. Nel suo lavoro lavora come noi lavoriamo qui. Nel senso che fa più del necessario…

[…]

Altre passioni e abilità

ML: E lei invece ha altre passioni?

A: Ah, no… beh, questa è la mia passione. L’acqua. Quest’anno ho fatto un corso di immersione e… è duro. Non so se riuscirò a passare il livello A. Quindi… andare sott’acqua, volevo vedere gli animali e le pianta subacquee. E poi sono una persona molto manuale, quindi so fare il bricolage, pitturare, decorare e sono molto brava nel riciclo. Riciclo molte cose. Faccio dei muri di ostriche e legno, per esempio. Faccio molti lavori con materiali di recupero, davvero molti. Recupero un po’ di tutto. Ieri siamo andati a fare un giro sulla riva dello stagno, il mio compagno e io, e ho visto dei tipi di un ristorante che buttavano nel bidone del vetro delle bottiglie. Allora mi sono fermata e oh [ride] avevano delle bottiglie di tre litri.

ML: Preziosissime [ridiamo]

A: Sì. Sono opache e hanno un lato tagliato e uno arrotondato. Ci farò delle lampade. Tre litri, riesci a immaginartele? Troppo belle. Ci farò delle lampade per mia nuora e per mia nipote, visto che si è trasferita in una bella casetta. Recupero un po’ di tutto, ogni volta che mi viene un’idea. Avrei potuto prenderne… hanno riempito un contenitore così. Ma andrò da altri ristoranti a vedere se ne hanno altre. Troppo troppo belle. Vedrò se bombarle o lasciarle così. Un po’ di tutto… un’amica è venuta da me per i suoi sessant’anni e abbiamo festeggiato con una bottiglia di champagne da un litro e mezzo e mentre se ne andava le ho chiesto se voleva che le facessi una lampada e lei oh, sì sì. E allora le ho fatto una lampada grigia, perché da lei è grigio. Ecco, mi piace usare materiale di recupero. Amo fare un po’ di tutto, ricamo e cucito anche. Non lo faccio solo perché non ho tempo, ma per esempio adesso sto tagliando delle magliette e ci farò dei tappetini che cucirò. Mi piace molto riciclare, ecco. Credo che sprechiamo troppo, produciamo troppi troppi rifiuti e credo che possiamo fare molte cose con i materiali di recupero… cose simpatiche e carine. Quindi riciclo molte cose, è una cosa che mi diverte, ecco. Sono stufa delle cose in plastica che poi buttiamo via. Buttiamo via troppe cose, anche io.

ML: Sì, non ce ne rendiamo conto ma…

A: Buttiamo via troppe cose. Avevo un cestino per il bagno, grande così, che era… bruttino e che andava buttato via. Allora ci ho attorcigliato intorno una corda ed è diventato immediatamente un oggetto carino. Ecco, faccio molte cose di questo tipo, quando ho l’ispirazione. Non sono cose di valore. Uso molto il legno, mi piace. Da me ho fatto delle pareti in legno, un mobiletto per la televisione.

ML: A casa sua?

A: Sì, a casa. Ma farò qualcosa anche qua. Farò qualcosa perché c’è quell’angolo in cui abbiamo messo il cemento ma sul pavimento… vede... non è…

[Annie mi mostra l’interno del suo mas, in particolare là dove ci sarebbero dei lavori da fare. Mi mostra anche delle foto dei lavori che ha realizzato a casa sua, come le “tendine di ostriche” e altri oggetti decorativi].

 

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