Galleria

Al Musée de l'Etang de Thau di Bouzigues

Al Musée de l'Etang de Thau di Bouzigues si ricorda così la presenza costante e il lavoro giornaliero delle donne, spesso mogli dei pescatori e degli allevatori di ostriche.

Tavole per l’allevamento di ostriche a Bouzigues

Tavole per l’allevamento di ostriche a Bouzigues

Aspettando la Sainte-Pierre, festa dei pescatori.

1. Chiesa Saint Jacques Le Majeur di Bouzigues

 

Nella chiesa Saint Jacques Le Majeur di Bouzigues, santi e madonne vanno per mari e laghi su una barca da pesca e anche le reti adornano l'altare.

Il cimitero marino di Sète

Il cimitero marino di Sète, reso celebre dal poeta Paul Valéry, qui sepolto, fu costruito intorno al 1680 per dare l'ultima dimora ai costruttori del molo Saint-Luis.
Rimane ancora oggi uno spazio legato al mondo del mare e della pesca, come dimostrano le numerose stele raffiguranti pescherecci. È così che le mogli vogliono ricordare il loro marito, i genitori i loro figli, i figli dei loro padri, i nipoti i loro nonni: al lavoro, in mare o al porto, come sempre sulla loro barca.

Les tables de Bouzigues

"Les tables" di Bouzigues, da dove provengono le preziose ostriche dell'Etang de Thau

Les Amoutous, Mèze

Les Amoutous, Mèze: "Una località speciale, unica, per tanto tempo da molti dimenticata e abbandonata dopo la tempesta del 1982". È soprattutto grazie a Cati e al suo mas che oggi si è tornati a godere della quiete e della magia di questo angolo dello stagno di Thau.

1. Saint-Pierre - Bouzigues

Saint-Pierre, festa dei pescatori, Bouzigues, 26/06/2018

Festa della regione, festa di villaggio, festa di quartiere, la Saint-Pierre è stata definita come un'occasione intima, sentita e partecipata da coloro che veramente abitano l'Etang e le sue rive, coloro che vivono in simbiosi con questo ambiente. Una festa di 'métiers' e del sapere e della cultura che ne sono parte integrante. Una festa che celebra le qualità di quanti esercitano questi 'métiers": pescatori, ostricoltori, mitilcoltori e soccorritori capaci di "far squadra", di riconoscere che nessuno è inutile, superfluo e che, anzi, tutti sono necessari.

La Saint-Pierre di Bouzigues è stata però anche definita come un momento di passaggio tra la fine di una stagione e l'inizio di un'altra, quella estiva e turistica, che altera gli equilibri ma che non cancella i legami che grazie alla Saint-Pierre si sono ancora una volta rinsaldati.

Saint-Pierre, festa dei pescatori, Marseillan, 01/07/2018

La festa di San Pietro è stata, a Marseillan, una celebrazione nella quale si è voluto andare al di là, nelle parole e con il pensiero, di quei ‘petits métiers’ praticati nell’Etang de Thau da uomini e da donne, rapidamente ricordate, che lavorano nei settori della pesca, della mitilicoltura e dell’ostricoltura e in qualità di soccorritori. Autorità religiose e civili, infatti, hanno entrambe ricordato quanto vivere questo ambiente debba significare anche conoscere la ricchezza ma anche la sua debolezza e, dunque, rispettarlo.

Ma la festa della Saint-Pierre di Marseillan va ricordata non solo per la sua valenza ecologica, ma anche per il suo messaggio sociale e umanitario. Storicamente momento rituale per ricordare e onorare le genti morte in mare in maniera “accidentale”, svolgendo la propria professione, oggi autorità civili e religiosi hanno voluto pregare e ricordare anche tutti coloro che muoiono in mare nel tentativo di raggiungere le nostre coste, denunciando una situazione diventata semplicemente “inammissibile”, vedere bambini, donne e uomini che troppe volte, sognando un futuro al di là del mare, vi trovano invece la morte.

1. Saint-Pierre - Marseillan

Oltre l’Occitania – I

La Camargue: lo Stagno di Vaccarès i suoi “pescatori agricoli”

Quella che si pratica nello stagno di Vaccarès è tutto un altro tipo di pesca, una pesca “a piedi”. La maggioranza di coloro che si dedicano a questa attività rientra oggi nella categoria dei “pescatori agricoli”, uno statuto che riconosce la peculiarità del loro mestiere. Tuttavia la loro situazione è sempre più precaria: la politica, infatti, sembra dimenticarsi di loro e della loro tradizionale e necessaria pluri-attività che li vede impegnati anche nel settore della caccia o dell’agricoltura.

Per fortuna, una donna, ex-pescatrice, nonostante anch'essa straniera, si sta battendo per preservare questi “petits métiers”. Donna, straniera e impegnata politicamente senza un secondo fine, ha avuto difficoltà a conquistare se non la simpatia, per lo meno la fiducia dei colleghi uomini.

 

Oltre l’Occitania –II

Il porto vecchio di Marsiglia


“Marsiglia è una città attenta alle sue tradizioni”, mi avevano detto, e per questo ancora si può comprare il pesce direttamente al porto, non appena i pescherecci tornano dal mare. In molti casi, a venderlo sono le mogli degli stessi pescatori. E tuttavia anche qui, anche nella zona più tradizionale della città, le cose stanno cambiando: “Un tempo – mi racconta una di loro – la strada era molto più larga e lo spazio pedonale più stretto, così i clienti potevano venire in macchina, parcheggiare anche in seconda e in terza fila, e aspettare il loro turno.

Ora hanno creato tutta questa zona pedonale per i turisti”.

I turisti, però, raramente comprano: “anche i clienti non sono più quelli di una volta”.

Les Halles di Sète

1. Les Halles di Sète

 

 

A differenza del porto, spazio pressoché unicamente maschile, il mercato coperto della città, les Halles, è caratterizzato da una presenza femminile ben visibile, anche in quella sezione destinata alla vendita del pesce e dei molluschi. Mogli, madri e figlie di pescatori, alcune di loro vendono il pesce o i molluschi che membri della loro famiglia pescano e producono, altre, invece, sono solo delle dipendenti.

Pur non lavorando sull'acqua, anche la loro professione è dura e segna i loro corpi, internamente ed esternamente, oltre a imporre un orario e un calendario lavorativo intenso e “diverso” dal normale. Nonostante ciò, molte di queste donne dichiarano di non aver mai voluto fare altro e, anzi, di sentirsi realizzate esclusivamente in virtù di questo loro lavoro.

Le Pointe Courte

La cosiddetta Pointe Courte costituisce l’antico quartiere dei pescatori di Sète, stabiliti nel corso del diciannovesimo secolo su quei pochi acri di terra che non erano stati mangiati dalla ferrovia. Data la sua posizione strategica, costeggiando il canale che collega il mare all’Etang e protendendosi in esso, gli abitanti del quartiere si sono fin da subito dedicati alle attività della pesca e dell’allevamento di molluschi.

Per rendersi conto di questo suo passato legato al mondo della pesca e degli altri petits métiers svolti nell’Etang, così come delle attività socio-culturali tipiche della città di Sète, basta leggere i nomi delle sue piccole stradine: traverses des jouteurs, des rameurs, des pêcheurs, rue la pétanque…

Anche se attualmente è diventata una zona piuttosto turistica, con i suoi piccoli ristoranti e le magnifiche abitazioni adibite a bed and breakfast, ancora oggi si possono vedere reti ad asciugare al sole e sentire l’odore delle cozze cotte alla brace per preparare la tipica brazucade.

Chez Galinette

La coloratissima insegna di questo banco del pesce all’interno del piccolo mercato coperto di Marseillan non può che attirare l’attenzione. Al pari del mercato stesso, possiamo dire che il banco di Galinette, l’affettuoso soprannome che un vecchio amico ha dato a Claudia, pescatrice e prud’homme de la città, è ormai diventato un’istituzione.

Gli abitanti di Marseillan, infatti, non vi si recano solo per comprare il pesce che Claudia stessa, con l’aiuto di Marlène, pesca ogni giorno nelle acque dello stagno, quello che le due donne vanno ad acquistare alla criée di Agde o il coquillage allevato dal figlio maggiore di Claudia: non si tratta di semplici clienti, ma di conoscenti, affezionati amici che non perdono l’occasione per scambiare due parole e farsi qualche risata in compagnia di queste due donne, forti e dolci al tempo stesso.

Claudia e Marlène al lavoro

1. Chez Galinette

 

Claudia è nata in questo mondo, fra le reti e le tavole per l’allevamento dei molluschi. Marlène, invece, ci è arrivata solo dopo aver lavorato come elettricista, altro “lavoro da uomini”. Unico equipaggio composto da sole donne in tutto il Mediterraneo, Claudia e Marlène ogni sera escono a calare le loro reti e ogni mattina tornano sulle acque dell'Etang con la speranza che quella sia una bella e ricca giornata di pesca.

Le preoccupazioni per l’aleatorietà di questo mestiere e per i problemi ambientali e climatici che lo rendono sempre più complicato e precario non riescono a cancellare la positività di Claudia e Marlène e nemmeno a indebolire il sentimento di felicità che entrambe provano quando stanno all'aria aperta sul loro Etang.

Donne e reti

Le donne i cui volti sono ritratti in questa galleria svolgono un’attività tradizionale e attualissima al tempo stesso, quella della fabbricazione delle reti da pesca che i pescatori del loro villaggio o della loro città utilizzeranno in mare. Anche qui c’è una chiara ripartizione dello spazio: la costa e il porto sono spazio maschile, mentre le donne che fabbricano le reti per loro lavorano all’interno o, nel caso di Aabdeh e Bebnine, “fuq”, “in alto”.
Alcune di queste donne lavorano in casa, svolgendo questa attività per i loro parenti pescatori. Ma a Bebnine, proprio in virtù della lunga storia delle sue tessitrici di reti da pesca, sono nati alcuni progetti, promossi da un’organizzazione locale e sostenuti da ONG internazionali, che mirano a insegnare a donne appartenenti a strati sociali deboli le tecniche di fabbricazione delle reti. La speranza è che poi possano proseguire questa attività autonomamente nelle loro case. Ma la responsabile dell’organizzazione locale, nonché ideatrice di questi progetti, è consapevole che spesso ciò non resta che una vana speranza.

I porti del Libano

Da sud verso nord, i porti libanesi di questa galleria presentano caratteristiche simili ma, al contempo, si differenziano sempre più man mano che ci si sposta verso le regioni settentrionali e, soprattutto, ci si allontana dalle principali mete turistiche del Paese.
Così i porti di Tiro e di Amsheet si somigliano per le forme simboliche materiali che assume l’intensa spiritualità del posto.
Il porto di Tiro può essere poi paragonato a quello di Sidone per la presenza contemporanea dell’attività di pesca e di quella turistica.
Da questo stesso punto di vista, quei pochi pescherecci rimasti al porto di Byblos sembrano quasi monumenti in memoria di un passato ormai quasi definitivamente archiviato. Al contrario, il vicino porto di Amsheet si fa forte del suo essere ancora saldamente porto di pescatori.
I battelli turistici si contendono lo spazio portuale anche a Tripoli, dove comunque le barche da pesca continuano a invadere quello spazio immenso che costituisce il porto di questa grande città del nord del Libano. Se a Sidone i bambini incontrati giocano a fare i pescatori, qui si tratta invece di veri e propri apprendisti-lavoratori: figli di pescatori che imparano il mestiere che un domani, forse, insegneranno ai loro figli.
Ad Aabdeh/Bebnine, infine, la pesca è sovrana e i pescatori dominano lo spazio portuale, vivendolo intensamente e assicurandone la sopravvivenza.

Aabdeh

Byblos e Amsheet

Sidone

Tiro

Tripoli

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